Samsung prova a cambiare la fascia media (di nuovo)

26 March, 2026 by Lyca Mobile
Samsung Galaxy A57 5G
samsung galaxy a57 5g

Crediti immagine di copertina: Samsung

C’è un momento preciso in cui ci si accorge che qualcosa sta cambiando nel mercato degli smartphone: quando i prodotti di fascia media iniziano a somigliare troppo a quelli di fascia alta. Non solo esteticamente, ma anche nel modo in cui vengono raccontati.

È esattamente quello che sta succedendo con Samsung Galaxy A57 5G e Samsung Galaxy A37 5G, i nuovi modelli con cui Samsung prova a ridefinire — ancora una volta — la sua serie più venduta. Due telefoni che, almeno sulla carta, fanno una cosa molto semplice: portano sempre più caratteristiche “da top di gamma” a un pubblico più ampio. Ma nel farlo, aprono anche qualche domanda.

La più importante è questa: quanto si può spingere verso l’alto la fascia media prima che smetta di essere davvero “media”?

 

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Una strategia chiara: portare l’intelligenza artificiale ovunque

Il filo conduttore della nuova serie A è uno solo: l’intelligenza artificiale. O meglio, quella che Samsung chiama “Awesome Intelligence”, una versione più accessibile e diffusa delle funzioni viste sui modelli più costosi.

Non si tratta di una singola funzione, ma di un insieme di strumenti che puntano a semplificare attività quotidiane: scrivere, cercare, modificare foto, organizzare contenuti.

Tra le cose più concrete ci sono:

  • la trascrizione automatica delle registrazioni vocali (anche con traduzione)
  • la selezione intelligente dei contenuti sullo schermo
  • strumenti di editing fotografico più avanzati, come la rimozione degli oggetti o il miglioramento dei volti
  • una ricerca visiva più evoluta con “cerchia e cerca”

 

E poi ci sono gli assistenti: da una parte Bixby, aggiornato per capire meglio il linguaggio naturale e gestire il telefono; dall’altra Google Gemini, che prova a fare qualcosa di più ambizioso, collegando tra loro app diverse e automatizzando operazioni complesse.

L’idea, abbastanza evidente, è questa: l’AI non deve più essere una funzione “wow” da usare ogni tanto, ma qualcosa che lavora in sottofondo, rendendo tutto un po’ più veloce e immediato.

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Il Galaxy A57 è quello che prova a fare il salto

Se c’è un protagonista in questa coppia, è chiaramente il Galaxy A57 5G. Non tanto per quello che fa — perché sotto molti aspetti resta prudente — ma per quello che rappresenta.

È il tentativo più evidente di Samsung di avvicinare la fascia media all’estetica e alla percezione dei flagship.

Il cambiamento si vede subito:

  • è più sottile (6,9 mm)
  • è più leggero (179 grammi)
  • ha un frame in alluminio e vetro su entrambi i lati
  • le cornici del display sono molto più ridotte

 

In mano, la differenza rispetto ai modelli precedenti è reale. Non è solo una questione di numeri: è proprio un oggetto che “sembra” più costoso.

Il display da 6,7 pollici, Super AMOLED+, fa il resto: 120 Hz, luminosità molto alta (fino a 1900 nit in condizioni particolari), buona leggibilità all’aperto. Nulla di rivoluzionario, ma tutto molto solido.

Anche le prestazioni seguono questa logica: il nuovo chip Exynos 1680 migliora rispetto al passato, soprattutto nella gestione quotidiana e nel multitasking, ma senza strappi evidenti. È un aggiornamento incrementale, non una rivoluzione.

E forse è proprio questo il punto.

Il Galaxy A37 è più tradizionale (e si vede)

Il Galaxy A37 5G è, in un certo senso, l’opposto: meno ambizioso, più prevedibile, ma anche più coerente con quello che ci si aspetta da questa fascia.

Mantiene molte delle caratteristiche del fratello maggiore:

  • stesso display da 6,7 pollici a 120 Hz
  • stessa batteria da 5000 mAh
  • stesso software con AI integrata
  • stesso design generale

 

Ma cambia nei dettagli che contano:

  • frame in plastica invece che in alluminio
  • più spesso e più pesante
  • processore meno potente (Exynos 1480)
  • fotocamera ultra-grandangolare più semplice

 

Non è un telefono “scarso”, anzi. È probabilmente quello più equilibrato tra i due. Ma è anche quello che rischia di passare più inosservato.

Fotocamere: buone, ma senza sorprese

Uno degli aspetti più interessanti — e anche più discussi — riguarda le fotocamere.

Sulla carta, tutto sembra molto solido:

  • sensore principale da 50 megapixel su entrambi
  • ultra-grandangolare (12 MP su A57, 8 MP su A37)
  • macro da 5 MP
  • selfie da 12 MP

 

E poi c’è tutta la parte software:

  • Nightography migliorata per foto e video notturni
  • riconoscimento automatico delle scene
  • ottimizzazione dei ritratti
  • strumenti di editing basati su AI

 

Il problema, se così si può dire, è che manca il salto.

Le differenze rispetto alla generazione precedente sono più nell’elaborazione che nell’hardware. Le foto saranno probabilmente buone, affidabili, adatte alla maggior parte delle situazioni. Ma non è qui che Samsung prova a stupire.

E a questi prezzi, qualcuno potrebbe aspettarsi qualcosa in più.

Batteria, autonomia e uso quotidiano

Su questo fronte, invece, Samsung gioca sul sicuro.

Entrambi i modelli hanno:

  • batteria da 5000 mAh
  • ricarica rapida (circa 60% in 30 minuti)
  • autonomia stimata fino a due giorni

 

Sono numeri ormai standard, ma anche rassicuranti. Significa che non ci sono sorprese negative: il telefono dura, si ricarica abbastanza velocemente, regge un uso intenso.

Interessante, soprattutto su A57, il miglioramento della dissipazione del calore, con una camera di vapore più grande. È uno di quei dettagli invisibili che però incidono nell’uso reale, soprattutto quando si gioca o si registrano video a lungo.

Un punto forte vero: gli aggiornamenti

Qui Samsung continua a fare una cosa che molti altri non fanno (o non fanno così bene).

Entrambi i modelli avranno:

  • 6 aggiornamenti Android
  • 6 anni di patch di sicurezza

 

In pratica, sono telefoni progettati per durare nel tempo, almeno dal punto di vista software.

È un argomento meno spettacolare di una fotocamera o di un display, ma sempre più importante. Soprattutto in un periodo in cui gli utenti cambiano smartphone meno spesso.

Leggi anche: Samsung Galaxy S26 Ultra: lo smartphone che prova a non farsi guardare

Il prezzo è il vero nodo

Ed è qui che tutto torna alla domanda iniziale.

  • Galaxy A57 5G parte da 549,90 euro
  • Galaxy A37 5G parte da 449,90 euro

 

Sono prezzi che, fino a pochi anni fa, appartenevano a una fascia diversa.

Il problema non è tanto quello che offrono — perché offrono molto — ma il contesto in cui arrivano. La concorrenza, soprattutto quella cinese, è aggressiva: più potenza, ricariche più rapide, fotocamere più spinte, spesso a prezzi simili o inferiori.

Samsung risponde in un altro modo: design più curato, software più maturo, aggiornamenti lunghi, ecosistema.

È una scelta precisa.

Una fascia media sempre meno “media”

Alla fine, Galaxy A57 e A37 non sono telefoni rivoluzionari. E probabilmente non vogliono esserlo.

Sono il risultato di una strategia più ampia: rendere la fascia media sempre più simile alla fascia alta, senza però spingersi troppo oltre nei costi di produzione.

Il risultato è una linea di prodotti molto solida, molto completa, ma anche sempre più difficile da definire.

Perché quando un telefono da 550 euro ha il design di un top di gamma, un software ricco di AI e sei anni di aggiornamenti, la domanda non è più “cosa manca”.

La domanda diventa: quanto siamo disposti a pagare per avere qualcosa che, ormai, sembra quasi un top di gamma — ma non lo è del tutto.

E la risposta, come sempre, arriverà dal mercato.

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